Dal Belgio una nuova scoperta nella birra

Forse non sapete che la schiuma della birra può essere davvero speciale, ma i belgi lo sanno eccome ecco perché una scoperta effettuata proprio in Belgio cambierà la birra rendendole un gusto meno amaro e al tempo stesso una schiuma non troppo spumosa.

Caratteristiche standard delle birre di oggi

Come gli esperti di birra sapranno, a rendere speciale la schiuma della birra sono alcune caratteristiche che la birra stessa deve avere per produrre una schiuma di un certo tipo. Prima di tutto, la setosità della schiuma e la sua densità sono due elementi che non dovrebbero mancare mai e, dato che la schiuma è la prima cosa che si assaggia quando si beve la birra, si tratta di fattori da non sottovalutare. Altro elemento che deve saper contraddistinguere la schiuma della birra è l’aroma, dato che sembra che sia proprio la schiuma a diffonderlo una volta versata nel bicchiere.

È certo però che a volte quando si beve una birra, si ha l’impressione di ingoiare solo schiuma e tale sensazione può essere piacevole fino a un certo punto, ma quel che irrita maggiormente gli amanti di tale bevanda alcolica è vedere la bottiglia traboccare schiuma non appena la si stappa, e senza che la birra abbia subito nessun urto o che sia stata minimamente agitata prima. Si tratta di piccole sottigliezze per chi non è esperto del settore ma di grandi errori agli occhi di chi ama e adora la birra.

Cosa cambierebbe la ricerca belga nella birra

Presto il problema dell’eccesso di schiuma sarà risolto grazie alla scoperta effettuata da alcuni ricercatori belgi del Centre for Food and Microbial Technology che mirano a cambiare la birra così come la conosciamo oggi. La vera causa dell’eccesso di schiuma nella birra è collegata all’idrofobina una proteina che proviene da un fungo che infetta il malto durante la lavorazione della birra e che si lega all’anidride carbonica in modo da spingerla in superficie, ecco perché si forma quella schiuma biancastra non appena si versa la birra nel bicchiere.

Molti birrifici per risolvere questo problema si sono affidati al luppolo: un’ulteriore aggiunta extra di luppolo nella produzione della birra assicura una minor presenza di schiuma nella birra perché impedisce alla idrofobina di legarsi con l’anidride carbonica, ma allo stesso tempo conferisce alla birra anche un sapore più amaro della norma che può non risultare piacevole per tutti. La scoperta dei belgi sta nell’aver capito come massimizzare l’effetto del luppolo creando una birra che è risultata perfetta sia dal punto di vista della formazione della schiuma che dal punto di vista del gusto, decisamente meno amaro.

Pro e contro della dieta senza glutine

Sono molte oggi le persone che soffrono di celiachia o di allergie e intolleranze al glutine per cui hanno necessità di mangiare cibi di un certo tipo e di condurre un genere di alimentazione più curata e attenta alle esigenze del proprio corpo. Ma se ad assumere alimenti senza glutine fossero anche persone senza tale esigenza?

Celiachi e non celiachi: chi acquista cosa?

Recentemente l’Istat ha stilato una classifica degli acquisti più frequenti degli italiani e sembra che siano entrati di diritto nel paniere i prodotti cosiddetti ‘gluten free’. Ciò farebbe presupporre che il numero di persone che soffrono di celiachia, malattia per cui bisogna obbligatoriamente escludere dalla propria alimentazione quotidiana il glutine, stia aumentato col tempo e in modo tale da far risultare addirittura tra i prodotti più acquistati e a cui gli italiani non sanno o possono rinunciare quelli gluten free. In pratica, un prodotto, per entrare all’interno del paniere Istat, deve aver fatturato un bel po’ di vendite, ma deve essere anche protagonista di una certa tendenza di vendita.

Quindi, i prodotti senza glutine hanno subito un aumento di vendite notevole dimostrando un’importante tendenza a tale aumento. È vero che nel nostro paese si contano quasi 400mila persone affette da celiachia, ma sembra che più della metà di loro non sappia o non mostri i sintomi della malattia, il che presuppone che tali eprsone non dovrebbero acquistare alimenti gluten free dato che non sanno di doversi curare.

Quando non è la celiachia il problema

Coloro che si sono sottoposti ai test per la celiachia e sono risultati positivi sono 135mila persone, quindi ancora non torna il risultato ottenuto dall’Istat. Evidentemente il trend delle vendite dei prodotti senza glutine viene alimentato anche da chi acquista tali articoli e non ne avrebbe bisogno, per cui li compra per altre ragioni, probabilmente perché li considera più sani e dietetici rispetto ai normali alimenti. Per esempio, molte sono le famiglie italiane che usano consumare quotidianamente pasta senza glutine anche senza avere in famiglia nessun caso di celiachia: ciò dimostrerebbe, quindi, come l’alimentazione gluten free si stia affermando anche tra chi è sano. Perché mangiare senza glutine se non si soffre di intolleranze particolari o di allergie alimentari?

L’unica risposta che sembrerebbe più plausibile è quella che vuole essere diventata una moda la dieta gluten free: giustamente si pensa che se il glutine è dannoso per certe persone che sono vittime di sfoghi cutanei o infiammazione all’intestino, allora è dannoso per tutti, dato che favorisce l’insorgere di problemi come l’obesità e l’ipertensione. Punto in più a favore della dieta senza glutine è rappresentato dal fatto che l’assenza di glutine favorisce il dimagrimento, problema cui tutti sono soggetti data la cattiva alimentazione che si suole condurre oggigiorno.

Quanto vale la sanità in Italia?

Forse non tutti sanno che esistono dei posti, o meglio dei paesi in Europa, dove è possibile curarsi meglio che in altri. È vero che un tale risultato era già prevedibile dato il diverso livello della sanità nei paesi europei, però ora anziché confidare in un improbabile cambiamento dell’istituzione sanitaria, si potrà meglio considerare l’idea di andarsi a curare proprio laddove è garantito un certo livello di prestazione.

Ecco dove funzione la sanità in Europa

Francia, Malta e Danimarca: sarebbero questi tre i paesi europei in cui è possibile trovare efficienza ed efficacia in ambito sanitario. Per dirla in termini più semplici, se proprio dovete subire un’operazione importante e ancora confidate nell’Italia, meglio capirlo prima che una di queste tre potrebbe risultare una scelta migliore che restare nelle mani della sanità italiana.

Infatti a dirla tutta, secondo la stessa classifica che ha messo sul podio Francia, Danimarca e Malta, l’Italia si pone diciottesima e peggio del nostro paese ci sono Portogallo e Bulgaria. Inutile sottolineare come, sempre secondo tale classifica, è il centro e il sud Italia a rappresentare il fanalino di coda dell’Europa, in particolar modo le città di Napoli e Bari sono state valutate addirittura inferiori alla Romania quanto a strutture sanitarie. Vi starete chiedendo da dove proviene tale classifica? È presto detto: a redigerla è stata Numbeo, secondo cui i cittadini italiani sono ben delusi dalle cure ospedaliere e dalle diagnosi offerte dalle nostre strutture sanitarie.

Peggiori città italiane in assistenza sanitaria

Delle nazioni europee, quindi, la Francia è la prima ad apparire in classifica mentre la Romania è tra le ultime, palla al centro per Finlandia e Norvegia mentre la Gran Bretagna è al decimo posto superando Spagna e Olanda. Come detto, purtroppo, al diciottesimo posto si attesta l’Italia, che supera di poco il Portogallo, la Repubblica Ceca e la Lituania. Estendendo la visione a tutta la classifica, però, il vero numero uno mondiale della sanità risulta il Giappone con un punteggio di ben 87.07, cui seguono Bahrain e Taiwan e quindi la Francia. Ciò significa che, considerando la classifica globale, l’Italia si attesta addirittura cinquantunesima, una posizione che ci fa apparire avanti rispetto a diversi paesi arabi e del sud Africa nonché dell’America latina, ma ci fa anche cattiva pubblicità a confronto con Singapore, la Spagna o le Filippine.

Addirittura prima dell’Italia si posizionano nella classifica paesi come India, Albania e Uruguay. Come prevedibile, è l’est Europa a ottenere i punteggi peggiori ovvero Grecia, Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Slovenia e Slovacchia, ma a loro confronto la condizione dell’assistenza sanitaria del centro e del sud Italia è ben peggiore. Infatti, a livello di città quelle del nord Italia si sono aggiudicate punteggi superiori rispetto a quelle di centro e sud. Per dirla tutta, le migliori città in ambito sanitario del nostro paese sono Torino, Genova e Trieste, cui segue Milano, mentre a star peggio di Roma sono Napoli e Bari, che si sono aggiudicate addirittura peggiori risultati di tutta la Romania.

Combattere l’inquinamento in Europa

Il problema dell’inquinamento dell’ambiente non smetterà mai di far parlare di sé: ogni anno si registrano sempre ulteriori peggioramenti e sembra non esserci modo di fare concretamente qualcosa in merito. Ovviamente da questo problema non escono indenni nemmeno le nostre città, in primis Milano che è risultata una delle città a rischio inquinamento entro il 2030.

Nel 2030 Milano sarà la città più inquinata d’Europa

Che tra quindici anni la situazione inquinamento ambientale possa diventare un’emergenza sempre più lampante e concreta è stato stabilito da una ricerca austriaca recentemente: tale ricerca infatti ha permesso di redigere una sorta di classifica delle città che, continuando con il regime attuale, risulteranno le più inquinate in Europa e tra queste città è compresa anche la nostra Milano. Sembra quindi che senza un intervento reale e immediato per ridurre la percentuale di Pm10 presente nell’aria, si rischia davvero tra quindici anni di sforare i limiti stabiliti dall’Unione Europea e dall’OMS.

Il vero problema però non è tanto andare contro le cifre fissate dalla Ue, quanto dall’andare incontro a un fenomeno che, una volta verificatosi, sarà del tutto irreversibile. Se non si previene prima questo fenomeno, come si potrà arrivare nel 2030 ad avere un’aria più pura da respirare e da fare respirare alle nuove generazioni? È vero che negli ultimi anni si è verificata una diminuzione dell’inquinamento dell’aria, ma in Europa la situazione non si profila del tutto rosea, dato che oltre l’80% della popolazione è attualmente esposta all’inalazione di polveri a livelli superiori rispetto ai limiti fissati.

Vecchio continente a rischio: cosa fare?

In Europa quindi molte sono le città che rischiano di conquistare un posto nella classifica delle più inquinate e oltre a Milano e al nord Italia, ci sarebbero anche Parigi e Varsavia, oltre alle zone di confine che si trovano tra la Repubblica Ceca e la Slovacchia e le città bulgare. Il livello di polveri nell’aria quindi aumenterebbe a causa dell’aumento del traffico delle auto, al contrario l’inquinamento legato al riscaldamento privato dovrebbe diminuire grazie all’uso di carburanti più puliti, ma in uso solo in alcuni paesi europei, dato che nell’Europa dell’est l’inquinamento aumenterebbe proprio a causa della presenza di leggi che risultano del tutto inadeguate a regolamentare il problema.

Quindi si presume che senza applicare adeguate misure per contrastare il proliferare del fenomeno magari applicando una politica di divisione a zone del territorio per permettere la riduzione dei livelli di traffico, o magari aiutare lo sviluppo ulteriore dei mezzi di trasporto pubblico o effettuando una misurazione dell’impatto dei carburanti in uso sull’ambiente, si potrebbe invertire questa tendenza che altrimenti andrebbe peggiorando sempre più. Naturalmente bisogna intervenire sul problema a seconda del paese e della città andando a ridurre il livello di emissioni di gas, ma il problema inquinamento dovrà essere anche affrontato in ambito comunitario dato che come qualsiasi tipo di tema, andrà trovata una sorta di sincronizzazione tra le politiche di ogni paese senza dimenticare l’importanza di politiche da condurre anche localmente sul territorio interessato.

Novità dal social network più usato al mondo

Facebook mette in campo alcune curiose novità, alcune delle quali sono state applicate per tutte le versioni del social mentre altre sono attive solo per gli account americani. Vediamo insieme quali sono le novità che ci coinvolgono e quali ancora non sono state applicate in Italia.

Condividere foto e immagini con Messenger

La App di Facebook che permette la messaggistica istantanea, Messenger, ora permette la condivisione diretta di link e foto, per cui chiuqnue la scarichi sul proprio smartphone o tablet può immediatamente condividere con i suoi contatti Facebook qualsiasi tipo di immagine e link. Quindi nel momento in cui si scatta una foto o si apre un sito da dispositivo mobile, è possibile decidere con quale applicazione condividerlo tra cui anche Messenger. Quindi magari ora anziché essere pronti a condividere tutto con i propri amici su WhatsApp si potrà farlo più velocemente e praticamente su Facebook.

Ovviamente si tratta dell’ultimo aggiornamento della App che dà la possibilità di tale scelta da parte degli utenti. Così d’ora in poi per segnalare un link che piace particolarmente anche ai proprio contatti basterà inviarlo al contatto stabilito, e non dover più procedere con un copia e incolla piuttosto lungo e che a volte è anche difficile da portare a termine. Il bello è che ad annunciare la novità è stato lo stesso David Marcus, alias il ‘boss’ dei servizi di messaggistica per Facebook, che ha postato il suo messaggio in modo che gli utenti potessero essere subito informati della news.

Facebook si attiva contro i suicidi

Non solo messaggistica: Facebook ha rilasciato negli Stati uniti anche un’altra finzione che consente di segnalare post che appaiono preoccupanti: in pratica, se c’è un post particolarmente allarmante sulla condizione di salute psicofisica dell’utente, Facebook è ora in grado di segnalarlo e di contattare l’utente per offrirgli un supporto adeguato. Negli Stati Uniti Facebook ha fatto fronte comune con associazioni come The National Suicide Prevention Lifeline o Save.org per aiutare gli tenti del social media a segnalare post dagli strani contenuti. In pratica la versione americana del social media è fornito ora di una funzione Report che permette appunto di effettuare queste segnalazioni: quando Facebook le visualizza, contatta la persona che li ha pubblicati per offrirle aiuto e metterla in contatto con qualcuno che possa concretamente aiutarla ad affrontare certe problematiche.

Altra novità introdotta dal social network recentemente è quella di Origami, lo strumento di progettazione interattivo che però lo scorso anno aveva causato non pochi problemi sui dispositivi che supportavano iOs. Per ovviare al problema quindi è uscita la nuova Origami Live, che permette di far girare i prototipi direttamente sul dispositivo mobile per cui sono destinati, inoltre il sistema permette un controllo dei disegni direttamente su Mac.

Google e la privacy italiana

Anche Google dovrà sottostare alle norme per la privacy. Questo è quanto stabilito dal Garante per la protezione dei dati personali per cui la grande multinazionale entro il 2016 dovrà allinearsi alle norme presenti in materia di tutela della privacy dei consumatori italiani. Lo stesso Garante assicurerà agli utenti tale adeguamento da parte di Google: per la prima volta in Europa, quindi, il colosso dovrà sottostare a verifiche periodiche che monitorano questo adeguamento della piattaforma alla normativa italiana.

Il Garante contro Google

L’Autorità ha approvato per Google lo stesso protocollo di verifica già applicato verso Mountain View, per cui entro gennaio prossimo Google dovrà realizzare praticamente quanto ordinato dall’Autorità garante per la privacy. Le misure richieste dal Garante implicano aggiornamenti ogni tre mesi sull’avanzamento dei lavori, la facoltà di effettuare stesso nella sede statunitense del colosso le dovute verifiche di conformità alla legge italiana. E non solo. Le misure che Google dovrà implementare entro il prossimo anno saranno le seguenti: prima di tutto la società americana deve migliorare la politica della privacy che deve risultare chiara, accessibile e differenziata a seconda dei servizi offerti, ovvero Gmail, Chrome ecc.

L’informativa della privacy dovrà includere anche dettagli sulle finalità e le modalità del trattamento dei dati degli utenti, che dovranno essere informati di eventuali modifiche apportate all’informativa. La società è inoltre obbligata a chiedere il permesso agli utenti se vorrà profilarne le attività, un meccanismo che dovrà essere quindi implementato sia che si tratti di nuovi account che per quelli già presenti. Ovviamente ogni utente deve avere assicurato il diritto di opporsi eventualmente al trattamento dei dati per attività di profilazione.

Cosa dovrà attuare Google Italia

Oltre a questo, Google sarà obbligata a migliorare le modalità di archiviazione e cancellazione dei dati personali degli utenti, oltre ad assicurare determinate tempistiche per la cancellazione di tutti i dati presenti sulla piattaforma. Il Garante deve assicurarsi che la procedura adottata da Google risulti efficace concretamente e conforme alle indicazioni fornite, e che vengano revisionate le leggi relative all’anonimizzazione degli utenti.

Quindi praticamente ciò che si richiede a Google è chiarezza nelle politiche della privacy che vanno diversificate a seconda dei tanti servizi offerti dalla piattaforma, la profilazione degli utenti, poi, dev’essere effettuata previo consenso degli stessi, altrimenti l’utente può declinare da tale opzione, dato che non si tratta di un obbligo. Ce la farà Google ad allinearsi entro un anno a tutte le direttive? E il nostro Garante riuscirà a scoprire eventuali mancanze dell’applicazione del protocollo da parte della società americana?

Cambiamenti della legge sulla concorrenza

Cambio operatore e recesso telefonico subiranno un notevole rincaro? È quanto temuto dagli utenti come risultato del disegno di legge sulla Concorrenza. Al bando tutte le rassicurazioni millantate dallo stesso Ministero dello Sviluppo economico secondo il quale tale legge non desterebbe nessun allarme nei consumatori di telefonia fissa e mobile. In realtà, risulta proprio dallo stesso testo di legge che toccherà pagare un rincaro per i costi di recesso. Andiamo con ordine. Il testo di legge sulla Concorrenza è stato approvato appena qualche giorno fa dal Consiglio dei Ministri: lo stesso Ministro Guidi, dello Sviluppo economico, ha assicurato che la legge non prevede penali per chi decide di recedere dal contratto di abbonamento telefonico sia da fisso che da mobile. È questo che il Ministro ha voluto spiegare dopo aver letto alcune interpretazioni sbagliate della legge da parte dei giornali.

Secondo il Ministro la legge non cambierebbe nulla: le disposizioni riguardanti il recesso anticipato non subiranno modifiche di sorta, dato che il disegno di legge interviene sui costi di recesso dalle promozioni, per esempio quelle relative agli smarthphone presi in comodato d’uso o alla visione della tv su tablet e cellulari. Nonostante queste assicurazioni, come detto, il testo di legge presenta delle ambiguità: se da una parte fa lanciare un grido d’allarme per i consumatori, dall’altro sembra caratterizzato anche da alcuni fattori positivi rispetto alla precedente legge sulla Concorrenza, ovvero il decreto Bersani sulle liberalizzazioni.

Vecchie e nuove leggi: quale la migliore?

Il nuovo testo di legge, quindi, dovrebbe andare a ottimizzare tale decreto aggiornandolo. Finora il costo del recesso corrispondeva a quello subito dall’operatore telefonico, mentre la nuova legge prevedrebbe un punto relativo al costo di recesso vero e proprio e un punto che riguarda il costo relativo alla disdetta anticipata da offerte promozionali effettuate dall’operatore e attivate dal consumatore. Per esempio, oggi si paga un ulteriore costo di uscita per chi decide di recedere da una promozione prima di 12, 24 o 30 mesi: prima questo valeva per chi aderiva a offerte che includevano il cellulare in comodato d’uso, ora si applicherebbe a tutte le offerte indifferentemente. Inutile dire che, in conseguenza al decreto Bersani, si sia suscitata subito una polemica tra gli operatori, i consumatori e l’Agcom, per questo sul decreto interverrebbe la nuova legge a portare delucidazioni e chiarimenti in merito.

Secondo il nuovo testo di legge, i costi di recesso normali dipendono dal valore del contratto, valore che l’operatore è obbligato a dichiarare subito alla stipula del contratto stesso, quindi per la nuova legge il consumatore saprebbe subito l’ammontare del recesso. Per quanto riguarda i costi di uscita extra, invece, devono essere proporzionati al valore del contratto e alla durata residua dell’offerta stessa. Se da una parte l’aspetto positivo è che gli operatori non hanno più potere decisionale proprio sui costi extra e quindi non possono decretarli a proprio piacere, dall’altra il consumatore è costretto comunque a pagare una penale per la disdetta anche delle offerte promozionali attivate. Vedremo una volta che andrà in vigore i reali cambiamenti che comporterà.

WhatsApp fuori dal Brasile?

In Brasile la popolare applicazione di messaggistica istantanea conosciuta e usata da tutti, ovvero WhatsApp, ha rischiato di essere sospesa. Infatti sembra che sia stata avanzata una ingiunzione di sospensione del servizio della messaggistica istantanea ma che sia stata però annullata. Vediamo com’è andata esattamente.

WhatsApp ha vinto la sentenza

I giudici Raimundo Nonato da Costa Alencar e José Ribamar Oliveira del Tribunale di Giustizia di Piauì in Brasile, hanno deciso di bloccare gli effetti della decisione del giudice Luiz de Moura Correia riguardo la sospensione dell’uso dell’applicazione Whats App in tutto il paese. Il motivo dell’ingiunzione di blocco totale dell’applicazione sarebbe dovuto al rifiuto dell’azienda di collaborare con gli organi della giustizia brasiliana, che avrebbe cercato di risolvere la questione di non collaborazione in questo modo.

Però non sembra essere andata troppo bene al giudice che ha decretato la sospensione del servizio, dato che questa decisione è stata ampiamente rigettata: i giudici Alencar e Oliveira, infatti, hanno affermato che, anche se WhatsApp avrebbe dovuto collaborare con la giustizia, la sospensione non rappresenterebbe di sicuro un adeguato provvedimento dato che andrebbe molto più a danno degli utenti. Infatti, sempre secondo tali giudici, le persone che usufruiscono dell’applicazione di messaggistica sul proprio dispositivo mobile non possono subire tale sospensione all’improvviso senza che sia effettuata un’indagine più profonda. Altro fattore importante e da non sottovalutare è che un giudice che si esprime su una sentenza, non ha un potere giuridico tale da farla valere su tutto il paese, dato che la validità delle sue sentenze si limita al massimo a uno stato o a una provincia.

L’importanza del Marco Civil in Brasile e l’uso di internet

Ma perché si è arrivati a tale decisione? In pratica sembra che WhatsApp si sia rifiutata di trasmettere informazioni alla polizia civile di Piauì che si occupa di indagare su casi di pedofilia sul web, ecco perché gli organi di giustizia hanno chiesto di bloccare completamente l’applicazione dopo aver riscontrato la non collaborazione dell’azienda. Come detto, questa richiesta è stata però ampiamente rigettata dal tribunale, ma ciò non implica che l’azienda non debba collaborare con la giustizia brasiliana dato quanto prescritto dal Marco Civil, ovvero la Carta dei diritti di Internet approvata appena lo scorso anno in Brasile dopo un’attesa lunga cinque anni.

Tale Carta, infatti, sancisce principi, garanzie, diritti e doveri dell’uso del web nel paese dell’America latina, nel rispetto della libertà d’espressione, naturalmente si tratta di una Carta che vuole proteggere la privacy degli utenti e preservare la natura partecipativa dell’on line. Inoltre, vuole promuovere il diritto di accesso a Internet per tutti, dato che lo sancisce come diritto essenziale all’esercizio della cittadinanza, insomma il Marco Civil si presenta in tutto e per tutto come un testo che determina l’apertura, la neutralità e la decentralizzazione della rete.