Le qualità benefiche dell’olio di cocco

Usato anche dagli antichi come prodotto dietetico e cosmetico, l’olio di cocco oggi è considerato un utile coadiuvante della lotta contro batteri, virus e protozoi e un alleato per mantenere la pelle del corpo sempre idratante e ben nutrita. Vediamo quali sono gli usi più comuni e diffusi ma anche quelli meno noti dell’olio di cocco.

I mille modi in cui usare l’olio di cocco

Forse non tutti sanno che sin dall’antichità l’olio di cocco veniva usato sia in campo alimentare che cosmetico: proprio come allora, questo olio oggi è tornato in auge quale ingrediente multiuso date le sue qualità benefiche. Infatti, l’olio di cocco è usato per donare salute e bellezza al nostro organismo, infatti se incluso nell’alimentazione di tutti i giorni le sue proprietà benefiche agiscono dall’interno per supportare la funzione tiroidea, per coadiuvare il sistema cardiaco, per aiutare il sistema nervoso e per rinforzare il sistema immunitario. Oltre a ciò, l’assunzione di olio di cocco alimentare si rivela utile per accelerare il metabolismo e per la perdita di peso corporeo, per donare alla pelle un aspetto idratato e sano mantenendola giovane più a lungo, in quanto funge anche da antiossidante fermando l’insorgere dei radicali liberi e contrastando le prime rughe.

Ecco perché molti prodotti cosmetici oggi includono tra i propri ingredienti anche l’olio di cocco, e non bisogna stupirsene dato che perfino gli antichi usavano preparare prodotti di bellezza con olio di cocco per la cura della pelle. Se si ha la pelle del corpo particolarmente secca e disidratata, infatti, basta iniziare ad applicarvi cosmetici a base di olio di cocco o solo qualche goccia per ridare alla pelle un aspetto liscio e vellutato e questo vale anche per i piedi, laddove la pelle dei piedi si presenta più dura e ispessita, come per esempio sui talloni, o è più secca e squamosa, basta massaggiare i piedi con qualche goccia di olio di cocco per ottenere subito risultati di morbidezza e idratazioni incredibili. L’olio di cocco, se messo all’interno di un barattolino di vetro e riposto per qualche ora nel frigorifero, può diventare un ottimo balsamo da usare per le labbra screpolate o secche.

Quando l’olio di cocco può servire ad altro

Come accennato, l’olio di cocco non è famoso solo per i suoi usi estetici ma anche per alcuni utili usi alternativi che non tutti conoscono. L’olio di cocco, per esempio, si può usare per togliere via un chewing gum da un vestito: è sufficiente ungere il chewing gum con un po’ di olio di cocco per rimuoverlo dal tessuto. Un altro uso curioso è quello che vuole l’olio di cocco un rimedio naturale per smacchiare piastrelle e sanitari: in questo caso, è sufficiente mescolarlo a un po’ di bicarbonato di sodio.

Quest’olio può risultare utile anche ai signori uomini per agevolare la rasatura della barba: è sufficiente applicarne un po’ di gocce sulla pelle del viso per facilitare lo scorrimento della lama, e sfruttare al tempo stesso l’azione cicatrizzante dell’olio per eventuali taglietti o rossori.

L’impastatrice planetaria alleata degli chef

Chiunque sia appassionato dei fornelli e si diverta a creare in cucina non può fare a meno di avere come preziosa alleata delle sue opere culinarie l’impastatrice planetaria. Grande alleata anche di rinomati chef, l’impastatrice planetaria è un apparecchio che si rivela subito di grande utilità perché permette di ottimizzare il lavoro di impasto a tutto vantaggio della fantasia dello chef.

Impastatrice planetaria: perché scegliere di usarla

Quando si è appassionati di cucina, è impossibile non ricorrere al supporto di un’impastatrice planetaria per rendere realtà le proprie ricette. Tra tutti gli elettrodomestici che non devono mancare in una cucina, infatti, la planetaria è uno di quelli che si rivela immediatamente facile da usare e molto pratica e soprattutto diventa una valida alleata nella preparazione di qualsiasi tipo di pietanza perché il lavoro più faticoso lo svolge al proprio posto. La planetaria, infatti, risulta utile sia per impastare pasta per pizza o per pasta che per creare dolci manicaretti e ciò dipende proprio dalle sue funzioni, per cui è possibile usufruirne per preparare diverse pietanze sia salate che dolci, dalla pasta fatta in casa alla pizza napoletana dalle torte alle ciambelle, la planetaria lavora tutto in maniera veloce, dando il tempo allo chef di casa di ideare piccole creazioni da inserire nel piatto da servire.

Dato che a fare tutta la fatica è l’elettrodomestico col vantaggio di far risparmiare tempo prezioso, è possibile dedicarsi ad altre attività nel frattempo, come creare le guarnizioni e le decorazioni che andranno ad abbellire la propria pietanza. L’impastatrice è detta planetaria, infatti, proprio perché la rotazione delle sue fruste ricorda il movimento dei pianeti: la planetaria è dotata di tre fruste che con molta facilità riescono a raggiungere ogni parte della ciotola permettendo di raccogliere tutto l’impasto e renderlo ugualmente liscio e omogeneo. Le tre fruste, infatti, eseguono un movimento rotatorio che permette di concentrare l’impasto in un punto e di lavorarlo in maniera tale da renderlo subito pronto all’uso.

Chi dovrebbe usare l’impastatrice planetaria

Come detto, impastatrice planetaria gioca sul lavoro di tre fruste, ovvero una frusta a foglia, che aiuta a mescolare gli ingredienti, una frusta a filo che sbatte energicamente l’impasto, e una frusta a gancio, che finisce di lavorare l’impasto. È per questo che con la planetaria si riesce a ottenere qualsiasi tipo di pietanza assicurando un risultato finale da vero chef. Per queste sue caratteristiche la planetaria può non essere indicata a tutti: per esempio, se ci si diletta di più nel preparare dolci e torte, possono bastare un paio di semplici fruste, elettriche o manuali, e non la planetaria, se invece si è proprio appassionati di cucina la planetaria può rappresentare un’ottima alleata perché è molto versatile e capace di lavorare qualsiasi tipo di alimento.

Perché usare i probiotici

Quando stress e cattiva alimentazione mettono a rischio il corretto funzionamento dell’intestino, è possibile intervenire assumendo i probiotici, che possono favorire il riequilibrio della flora intestinale e quindi ristabilire le funzioni dell’apparato intestinale. Vediamo come bisogna assumere e come funzionano i probiotici sul nostro organismo.

Probiotici: cosa sono

L’intestino è uno degli organi più delicati del nostro corpo per cui stress, cattiva alimentazione, aria e acqua possono incidere fortemente sulla flora batterica e compromettere la sua salute e il suo funzionamento: la flora batterica, infatti, è il vero motore dell’intestino e rappresenta un elemento essenziale per la buona salute del nostro organismo, eppure viene continuamente bistrattata.

Quando il Lactobacillus Acidophilus e il Bifidobacterium Bifidus, i principali componenti della flora intestinale, vengono a mancare, nell’intestino iniziano a proliferare i batteri “cattivi”, che tendono a migrare attraverso il sangue verso altri organi del corpo provocando diverse infezioni e allergie, oltre a compromettere la produzione di vitamina B e l’assimilazione del calcio da parte dell’organismo. Per tutti questi motivi, i medici raccomandano spesso, a fronte di un’alimentazione sana, di assumere i probiotici, i migliori amici dell’intestino.

Come assumere i probiotici?

Una delle curiosità rispetto ai probiotici è la loro assunzione che in realtà dovrebbe essere garantita attraverso una corretta alimentazione: contrariamente a ciò che si pensa, mangiare ogni mattina yogurt magro non risolve il problema dato che la presenza di latte e zucchero degli yogurt compromette proprio le qualità dei probiotici annullandone l’effetto benefico. Ecco perché i nutrizionisti e dietologi raccomandano di assumere gli appositi integratori che contengono solo i probiotici che arrivano sani e genuini nell’intestino.Ovviamente poiché esistono probiotici prodotti da diverse marche farmaceutiche, bisogna prestare attenzione alla coltura liofilizzata dei probiotici che dovrebbe caratterizzarsi per la buona durata nel tempo, oltre al fato che una volta assunti, i probiotici dovrebbero resistere ai succhi gastrici e alla zona alcalina dell’intestino, oltre ai sali biliari.

Una volta giunti nell’intestino, i probiotici si attaccano alle pareti intestinali per svolgere la loro caratteristica attività nutrizionale e antimicrobica. Trovare integratori di probiotici così efficaci è oggi difficile e a dimostrarlo è uno studio condotto da alcuni ricercatori statunitensi, che hanno scoperto come l’unico ceppo batterico che soddisfi tutti i requisiti di cui sopra, è l’Acidophilus DDS-1. Sembra proprio che questo ceppo batterico riesca ad attraversare indenne l’intestino e, una volta lì, a soppiantare i batteri patogeni della flora intestinale, producendo adeguate quantità di enzimi e svolgendo al tempo stesso una forte attività antimicrobica.

Come usare il tagliacapelli per radersi

Quando diventa difficile ritagliarsi un po’ di tempo da dedicare al barbiere, allora forse è arrivato il momento del fai da te e di ricorrere all’uso di un tagliacapelli. All’inizio prerogativa dei soli barbieri, oggi i tagliacapelli sono facilmente acquistabili ovunque basta sapere il tipo di modello che si vuole e quanto si desidera spendere per trovare quello più adatto a soddisfare le proprie esigenze.

Il taglio fai da te del tagliacapelli

Per tagliare i capelli in modo rapido e semplice senza per forza dover ricorrere al proprio barbiere di fiducia, è possibile utilizzare il tagliacapelli. Sebbene l’abitudine del fai da te non sia sempre consigliata perché non si è esperti parrucchieri, è possibile oggi tagliarsi i capelli in casa usando un semplice tagliacapelli. Questo apparecchio, infatti, consente di poter svolgere comodamente a casa il lavoro del barbiere col vantaggio di risparmiare il tempo di attesa dal barbiere e il costo del taglio. Il tagliacapelli infatti, permette di risparmiare tempo e fatica e di donare alla propria testa il taglio che più piace, è anche per questo che chi usa questo strumento è prettamente il pubblico maschile e non quello femminile che preferisce lasciare campo alla mano esperta dall’hair stylist piuttosto che far da sé.

Il tagliacapelli, quindi, è diventata subito una valida alternativa alla snervante attesa che spesso si è costretti a sopportare dal barbiere, con tutto il vantaggio di un risparmio economico non indifferente: forse non tutti sanno che quando uscì sul mercato, la macchinetta tagliacapelli era un’esclusiva dei saloni di parrucchieri e barbieri perché rappresentava una spesa proibitiva per l’utente singolo. Oggi, invece, grazie all’evoluzione della tecnologia esistono numerosi modelli di tagliacapelli ed è lo stesso utente a usufruirne e a decidere in tutta libertà il proprio taglio.

Come modello giusto

Come detto, oggi è possibile trovare il proprio tagliacapelli scegliendo tra una vasta gamma di modelli: ci sono quelli con le lamette d’acciaio e quelli realizzati in ceramica e in titanio, oppure è possibile optare per i modelli dall’impugnatura ergonomica o quelli impermeabili o addirittura preferire quelli in base allo spessore dei pettini.

Gli sviluppi tecnologici hanno anche permesso di introdurre tagliacapelli che usano batterie ricaricabili e chiavette Usb: ogni tipo di macchinetta viene prodotto per un determinato target di utente, per cui il modello preferito dai più giovani non è quello preferito dai 60enni, per questo è bene capire quale possa essere il tagliacapelli più soddisfacente valutandone qualità, marca, prestazioni.

Come ascoltare buona musica con l’amplificatore

Quando si cerca la potenza e la forza in un segnale musicale, basta collegare un amplificatore di qualità all’impianto audio. L’amplificatore viene usato sia in ambito musicale che nelle telecomunicazioni, ma il modo e il modello di amplificatore risulta diverso proprio a seconda degli usi cui è destinato per cui è sempre consigliabile informarsi sul tipo di amplificatore più adatto alle proprie esigenze e capire come riuscire a sfruttare al meglio le sue prestazioni.

A cosa serve un amplificatore

L’amplificatore è un dispositivo che serve a cambiare l’ampiezza di un segnale acustico, ovvero riesce a restituire in uscita lo stesso segnale che riceve in ingresso ma amplificato per un certo numero di volte. Questa sua caratteristica lo rende tale che chi ha bisogno di un amplificatore lo cerca prima di tutto potente: quando si ricerca la potenza in un amplificatore significa che si vuole un apparecchio in grado di riprodurre passaggi musicali impegnativi.

A seconda dell’uso cui è destinato un simile apparecchio vanno ricercati modelli dalle caratteristiche più specifiche: oltre alla maggiore o minore potenza dell’acustica, che bisogna saper sfruttare nel migliore dei modi, bisognerebbe anche riuscire a usufruire in maniera completa dell’aumento di tensione, e soprattutto della qualità del suono riprodotto dall’amplificatore. Quando si ricerca potenza significa che si desidera che l’apparecchio goda di una maggiore capacità di resistere ai carichi musicali più pesanti essendo uno strumento che naturalmente tende ad assorbire energia per la riproduzione del segnale amplificato. Attenzione a capire se la potenza che viene riportata sulla confezione dell’amplificatore, corrisponda davvero a quella reale: la misurazione indicata sulla confezione risulta, molto spesso, falsata.

Potenza e acustica: la magia dell’amplificatore

Quando si è forniti già di un impianto audio di qualità superiore, si vorrà fornirlo anche dell’amplificatore migliore dato che si avrà bisogno di un risultato acustico finale potente e di qualità. Una delle caratteristiche da prendere in considerazione quando si decide di acquistare un amplificatore per collegarlo al proprio impianto audio, è la potenza: l’amplificatore, infatti, serve proprio per variare l’ampiezza di un segnale e, per ottenere tale funzione, l’apparecchio deve assorbire una tale quantità di energia da consentire un reale ed efficace aumento dell’entità del segnale acustico.

Per effettuare la scelta più idonea alle proprie esigenze e acquistare l’amplificatore più adatto al proprio impianto stereo, bisogna prestare attenzione a tutte quelle proprietà tecniche, oltre alla potenza del segnale riprodotto, che possano aiutare a portare a casa un apparecchio realmente appropriato alle capacità del proprio impianto audio.

Semi di chia: la fonte di energia degli aztechi

Sono ricchi di acidi grassi essenziali e calcio i piccoli semi di chia che fioriscono durante il periodo estivo e che oggi vengono normalmente venduti all’interno del mercato europeo come ingredienti alimentari, ma cosa sono e perché possono essere importanti per il nostro organismo questi piccoli semi?

Quali sono le particolarità dei semi di chia

Derivanti dalla Salvia hispanica, una specie di pianta molto conosciuta nell’America latina per le sue proprietà nutrizionali, i semi di chia sono recentemente sono stati riconosciuti come ingredienti alimentari e ammessi come tali nel mercato comune europeo. Proprio perché si trova nel centro e sud America, le proprietà e le qualità benefiche di questa pianta erano già conosciute alle civiltà precolombiane: gli aztechi consumavano abitualmente semi di chia insieme a mais e fagioli e sono stati tra le civiltà più longeve. L’alto contenuto di calcio dei semi di chia li rende una delle rare fonti vegetali di tale minerale: una porzione di 100 grammi di semi, infatti, apporta 600 mg di calcio: paragonandolo al contenuto di calcio presente nel latte, si può facilmente confermare che quello dei semi è di ben cinque volte maggiore.

Non è tutto: i semi sono anche ricchi di acidi grassi essenziali omega 3 tanto che 100 grammi di semi corrispondono a un apporto di 20 mg di omega 3. Le quantità di vitamina C, ferro e potassio sono altrettanto incredibili: la vitamina C contenuta nei semi di chia risulta sette volte maggiore delle arance, mentre il potassio è il doppio rispetto alle banane e il contenuto di ferro è triplo rispetto agli spinaci. Grazie a queste proprietà, i semi chia se assunti con costanza, sono capaci di agire nel controllo del livello di zuccheri nel sangue, contribuiscono a ridurre l’aumento di peso, a prevenire malattie cardiache, e l’alto contenuto di vitamine e aminoacidi aiuta a donare all’interno organismo un notevole livello di energia.

Come usare i semi di chia

I semi di chia si presentano di piccole dimensioni e dall’aspetto normale di seme, hanno un sapore abbastanza neutro e croccante per questo possono rivelarsi migliori se uniti ai cereali per la colazione o se presi insieme ai semi zucca come spuntino o merenda durante la giornata. Poiché possono essere conservati anche per anni senza irrancidirsi, questi semi possono essere mangiati sia crudi al massimo uno o due cucchiaio al giorno, oppure possono essere uniti ad altri piatti come pasta, risotti, legumi come condimento. In virtù di integratori alimentati possono essere frullati insieme alla frutta o alla verdura oppure si possono mescolare a salsine o patè per condire tartine e crostini.

Proprio perché hanno un sapore neutro, si possono usare anche nelle preparazioni di dolci come biscotti e torte ma solo a cottura ultimata. Un uso particolarmente benefico di questi semi è quello che contribuisce alla pulizia dell’intestino: in pratica basta lasciarli in ammollo in acqua per una nottata, e i semi sprigionano un gel che può essere assunto al mattino a stomaco vuoto che andrà ad agire favorevolmente sul funzionamento dell’intestino.

Scelta modello della macchina caffè

Quando il desiderio di caffè è tanto e non si può sempre andare al bar a soddisfarlo, forse è il caso di introdurre in casa propria una macchina caffè. Potersi concedere una tazzina di caffè ogni volta che si desidera senza vincoli di tempo e di soldini, è decisamente il desiderio di tutti, ma come scegliere la macchina per il caffè più adatta alle proprie papille gustative? Vediamo un po’ quali sono i parametri più usati per effettuare la scelta della macchina caffè.

Quali sono i fattori per la scelta della macchina caffè

Quando si è patiti di caffè ogni occasione è l’ideale per condividere una tazzina, ma non si può sempre andare al bar a consumare per cui diventa necessario poter avere in casa propria una macchina caffè che esaudisca la voglia di caffè quando arriva. La cosa difficile però è trovare quella macchina caffè che prepari una miscela più simile possibile al caffè espresso del bar. L’essere estimatori di caffè però non fa di noi anche estimatori di macchina caffè, per cui la scelta della macchinetta potrebbe rivelarsi più difficile del previsto se davvero non si sa niente della materia. Oggi purtroppo esistono così tanti modelli di macchinette che davvero non si ha idea di quale preferire, per cui vediamo un po’ quale potrebbe essere il modo più adatto per scegliere la macchina caffè più idonea al proprio gusto.

Bisogna sapere ciò che forse molti ignorano sulle macchine da caffè, ovvero che esistono i modelli manuali, quelli automatici e le moderne moka, per cui è possibile optare tra l’automatica con cialde o capsule oppure restare ancorati alla propria moka. Nella speranza di trovare la macchinetta che prepari il caffè più buono, vanno presi in considerazione i diversi modelli esistenti : per scegliere, infatti, il tipo di macchina più idonea al proprio gusto bisogna prestare attenzione a fattori quali la qualità del materiale della macchinetta, la qualità del caffè erogato, che dovrebbe sempre uscire con la schiumetta, e ovviamente dare un occhio anche al prezzo della stessa. Naturalmente più si è esperti più si riesce a comprendere la più piccola differenza, mentre chi è meno esperto deve prima ‘documentarsi’ sulle varie tipologie di macchina caffè.

Cialde, capsule, manuali o automatiche: quale macchina caffè preferire?

Per preparare in modo pratico e veloce un caffè a casa senza moka bisognerebbe avere una macchina caffè: se la macchinetta funziona a capsule basta inserirvi la capsuletta per ottenere la tazzina di desiderata, mentre se si tratta di una macchina caffè a cialde bisogna scegliere cialde di caffè di una certa qualità per ottenere un caffè di qualità superiore. Le macchinette manuali, invece, restano le preferite dei veri appassionati di caffè perché il caffè così ottenuto ha proprio il gusto di quello del bar. Le macchinette automatiche, invece, macinano prima i chicchi di caffè sempre molto praticamente e in modo veloce per erogare in un secondo momento un buon espresso.

Perché preferire una stampante laser

Ormai la stampante è uno strumento che non manca accanto al proprio computer: sia che si debbano stampare dei documenti o delle foto o qualsiasi altro tipo di immagine, alla stampante non è possibile rinunciare soprattutto a una stampante laser.

Velocità e praticità i fattori principali della stampa laser

La stampa di documenti sia in bianco e nero che a colori, può sempre essere necessaria per questo oggi la stampante è uno strumento presente in ogni abitazione e ufficio, e a seconda dell’ambiente e degli usi che bisogna farne si può scegliere tra diversi tipi di stampanti, ma uno dei più usati e diffusi è la stampante laser. La stampante laser è così diffusa e preferita dagli utenti perché permette di ottenere stampe di documenti in pochi secondi e in modo pratico, per cui rappresenta un must have per chi ha bisogno di stampare un’elevata quantità di documenti in brevissimi tempi.

Inoltre oggi la scelta della stampante laser è favorita anche dai suoi costi, diventati estremamente economici anche per modelli dalle elevate prestazioni: i bassi prezzi quindi, permettono a tutti gli effetti di poter usufruire dei vantaggi della stampa laser anche in casa.

Quale stampante laser portare a casa

La stampante laser oggi è preferita rispetto allevecchie stampanti a getto d’inchiostro non solo perché la stampa laser è decisamente più precisa e veloce di quella di una stampante a getto d’inchiostro, ma anche perché oggi la stampante laser è diventata anche fax e scanner a un prezzo davvero irrisorio. I vantaggi di avere una stampante laser però, non sono solo i prezzi bassi: il toner di una stampante laser rispetto a una cartuccia dura molto di più, inoltre la stampa laser è due volte più veloce e precisa di quella inkjet, per questo è l’ideale anche per stampare foto o poster e si possono usare fogli ad hoc proprio a seconda del tipo di documento che serve.

Per chi non lo sapesse, una buona stampate laser stampa circa quindici pagine al minuto, velocità che si può aumentare se si aumenta la Ram. Qual è il tipo di stampante laser più adatto alle proprie esigenze è presto detto: bisogna prendere in considerazione diversi fattori oltre al prezzo e alla velocità, come la risoluzione, le dimensioni della macchina, e se si ha bisogno che la stampante faccia anche da scanner e fax. Inoltre, anche la capienza dei fogli può essere un fattore importante: per esempio, se la stampante laser serve a uso domestico non sarà necessario prendere quella con più vassoi dove caricare fogli di diverse grandezze.

Compattare la pelle del viso con acido ialuronico

L’acido ialuronico viene usato in ambito medico ed estetico per combattere i primi segni di invecchiamento, infatti molte sono le donne che ricorrono al medico estetico per sfruttare le qualità dell’acido ialuronico sulla propria pelle e rallentare i segni del tempo. I filler di acido ialuronico oggi sono a portata di tutte e particolarmente diffusi anche tra i maschietti perché permettono di riempire i solchi del viso provocati da profonde rughe, mentre le signore preferiscono usarli anche per aumentare il volume di zigomi e labbra.

Quando l’acido ialuronico combatte il tempo

L’acido ialuronico è il grande alleato della lotta contro l’invecchiamento per tutte le donne e anche per molti uomini, eppure non è detto che il trattamento a base di acido ialuronico sia proprio adatto a tutti: c’è chi, dopo averlo provato, non è rimasto troppo soddisfatto dei risultati ottenuti. La reazione della pelle al filler di acido ialuronico infatti, è diversa da individuo a individuo e non dipende solo dalla professionalità del medico che pratica il filler, ma può essere legata anche alle siringhe stesse. Le siringhe hanno aghi estremamente sottili perché la puntura va effettuata nel profondo della pelle e va limitata a determinate zone del viso.

Si tratta di iniezioni che possono necessitare di anestesia locale, anche se in genere, data l’immediatezza della puntura, è lo stesso medico a non voler ricorrere all’uso dell’anestesia. Il trattamento dei filler dà risultati eclatanti ma non sono permanenti né definitivi, per questo la paziente deve ripetere il trattamento se desidera mantenere il risultato ottenuto. Gli effetti dei filler infatti, scompaiono dopo qualche mese perché è la stessa pelle del viso a rendere inefficace il trattamento assorbendo acido ialuronico, questo accade perché l’acido è uno degli elementi principali della pelle di cui contribuisce a conservarne la resistenza e la forma.

La pelle si nutre di acido ialuronico: come?

Come detto, acido ialuronico è naturalmente presente nella pelle, però la sua presenza nei tessuti cutanei diminuisce sempre più col passare del tempo, per questo a una determinata età è necessario ricorrere a trattamenti specifici che ‘rivitalizzano’ la pelle. Il filler serve, infatti, a ridonare nuova forma alla pelle che acquista anche tono, idratazione, e quella plasticità e turgidità che aveva perso, per questo le iniezioni vengono principalmente usate contro le rughe e per rallentare l’invecchiamento cutaneo.

Le zone del viso su cui si interviene di più sono il contorno occhi, le pieghe naso-labiali, le rughe della fronte, eventuali cicatrici causate dall’acne, le rughe glabellari, e quelle intorno alla bocca. Inutile sottolineare che le iniezioni devono essere effettuate da un medico competente che abbia la giusta manualità e che riconosca a quale profondità effettuare il trattamento.

Dal Belgio una nuova scoperta nella birra

Forse non sapete che la schiuma della birra può essere davvero speciale, ma i belgi lo sanno eccome ecco perché una scoperta effettuata proprio in Belgio cambierà la birra rendendole un gusto meno amaro e al tempo stesso una schiuma non troppo spumosa.

Caratteristiche standard delle birre di oggi

Come gli esperti di birra sapranno, a rendere speciale la schiuma della birra sono alcune caratteristiche che la birra stessa deve avere per produrre una schiuma di un certo tipo. Prima di tutto, la setosità della schiuma e la sua densità sono due elementi che non dovrebbero mancare mai e, dato che la schiuma è la prima cosa che si assaggia quando si beve la birra, si tratta di fattori da non sottovalutare. Altro elemento che deve saper contraddistinguere la schiuma della birra è l’aroma, dato che sembra che sia proprio la schiuma a diffonderlo una volta versata nel bicchiere.

È certo però che a volte quando si beve una birra, si ha l’impressione di ingoiare solo schiuma e tale sensazione può essere piacevole fino a un certo punto, ma quel che irrita maggiormente gli amanti di tale bevanda alcolica è vedere la bottiglia traboccare schiuma non appena la si stappa, e senza che la birra abbia subito nessun urto o che sia stata minimamente agitata prima. Si tratta di piccole sottigliezze per chi non è esperto del settore ma di grandi errori agli occhi di chi ama e adora la birra.

Cosa cambierebbe la ricerca belga nella birra

Presto il problema dell’eccesso di schiuma sarà risolto grazie alla scoperta effettuata da alcuni ricercatori belgi del Centre for Food and Microbial Technology che mirano a cambiare la birra così come la conosciamo oggi. La vera causa dell’eccesso di schiuma nella birra è collegata all’idrofobina una proteina che proviene da un fungo che infetta il malto durante la lavorazione della birra e che si lega all’anidride carbonica in modo da spingerla in superficie, ecco perché si forma quella schiuma biancastra non appena si versa la birra nel bicchiere.

Molti birrifici per risolvere questo problema si sono affidati al luppolo: un’ulteriore aggiunta extra di luppolo nella produzione della birra assicura una minor presenza di schiuma nella birra perché impedisce alla idrofobina di legarsi con l’anidride carbonica, ma allo stesso tempo conferisce alla birra anche un sapore più amaro della norma che può non risultare piacevole per tutti. La scoperta dei belgi sta nell’aver capito come massimizzare l’effetto del luppolo creando una birra che è risultata perfetta sia dal punto di vista della formazione della schiuma che dal punto di vista del gusto, decisamente meno amaro.

Pro e contro della dieta senza glutine

Sono molte oggi le persone che soffrono di celiachia o di allergie e intolleranze al glutine per cui hanno necessità di mangiare cibi di un certo tipo e di condurre un genere di alimentazione più curata e attenta alle esigenze del proprio corpo. Ma se ad assumere alimenti senza glutine fossero anche persone senza tale esigenza?

Celiachi e non celiachi: chi acquista cosa?

Recentemente l’Istat ha stilato una classifica degli acquisti più frequenti degli italiani e sembra che siano entrati di diritto nel paniere i prodotti cosiddetti ‘gluten free’. Ciò farebbe presupporre che il numero di persone che soffrono di celiachia, malattia per cui bisogna obbligatoriamente escludere dalla propria alimentazione quotidiana il glutine, stia aumentato col tempo e in modo tale da far risultare addirittura tra i prodotti più acquistati e a cui gli italiani non sanno o possono rinunciare quelli gluten free. In pratica, un prodotto, per entrare all’interno del paniere Istat, deve aver fatturato un bel po’ di vendite, ma deve essere anche protagonista di una certa tendenza di vendita.

Quindi, i prodotti senza glutine hanno subito un aumento di vendite notevole dimostrando un’importante tendenza a tale aumento. È vero che nel nostro paese si contano quasi 400mila persone affette da celiachia, ma sembra che più della metà di loro non sappia o non mostri i sintomi della malattia, il che presuppone che tali eprsone non dovrebbero acquistare alimenti gluten free dato che non sanno di doversi curare.

Quando non è la celiachia il problema

Coloro che si sono sottoposti ai test per la celiachia e sono risultati positivi sono 135mila persone, quindi ancora non torna il risultato ottenuto dall’Istat. Evidentemente il trend delle vendite dei prodotti senza glutine viene alimentato anche da chi acquista tali articoli e non ne avrebbe bisogno, per cui li compra per altre ragioni, probabilmente perché li considera più sani e dietetici rispetto ai normali alimenti. Per esempio, molte sono le famiglie italiane che usano consumare quotidianamente pasta senza glutine anche senza avere in famiglia nessun caso di celiachia: ciò dimostrerebbe, quindi, come l’alimentazione gluten free si stia affermando anche tra chi è sano. Perché mangiare senza glutine se non si soffre di intolleranze particolari o di allergie alimentari?

L’unica risposta che sembrerebbe più plausibile è quella che vuole essere diventata una moda la dieta gluten free: giustamente si pensa che se il glutine è dannoso per certe persone che sono vittime di sfoghi cutanei o infiammazione all’intestino, allora è dannoso per tutti, dato che favorisce l’insorgere di problemi come l’obesità e l’ipertensione. Punto in più a favore della dieta senza glutine è rappresentato dal fatto che l’assenza di glutine favorisce il dimagrimento, problema cui tutti sono soggetti data la cattiva alimentazione che si suole condurre oggigiorno.

Quanto vale la sanità in Italia?

Forse non tutti sanno che esistono dei posti, o meglio dei paesi in Europa, dove è possibile curarsi meglio che in altri. È vero che un tale risultato era già prevedibile dato il diverso livello della sanità nei paesi europei, però ora anziché confidare in un improbabile cambiamento dell’istituzione sanitaria, si potrà meglio considerare l’idea di andarsi a curare proprio laddove è garantito un certo livello di prestazione.

Ecco dove funzione la sanità in Europa

Francia, Malta e Danimarca: sarebbero questi tre i paesi europei in cui è possibile trovare efficienza ed efficacia in ambito sanitario. Per dirla in termini più semplici, se proprio dovete subire un’operazione importante e ancora confidate nell’Italia, meglio capirlo prima che una di queste tre potrebbe risultare una scelta migliore che restare nelle mani della sanità italiana.

Infatti a dirla tutta, secondo la stessa classifica che ha messo sul podio Francia, Danimarca e Malta, l’Italia si pone diciottesima e peggio del nostro paese ci sono Portogallo e Bulgaria. Inutile sottolineare come, sempre secondo tale classifica, è il centro e il sud Italia a rappresentare il fanalino di coda dell’Europa, in particolar modo le città di Napoli e Bari sono state valutate addirittura inferiori alla Romania quanto a strutture sanitarie. Vi starete chiedendo da dove proviene tale classifica? È presto detto: a redigerla è stata Numbeo, secondo cui i cittadini italiani sono ben delusi dalle cure ospedaliere e dalle diagnosi offerte dalle nostre strutture sanitarie.

Peggiori città italiane in assistenza sanitaria

Delle nazioni europee, quindi, la Francia è la prima ad apparire in classifica mentre la Romania è tra le ultime, palla al centro per Finlandia e Norvegia mentre la Gran Bretagna è al decimo posto superando Spagna e Olanda. Come detto, purtroppo, al diciottesimo posto si attesta l’Italia, che supera di poco il Portogallo, la Repubblica Ceca e la Lituania. Estendendo la visione a tutta la classifica, però, il vero numero uno mondiale della sanità risulta il Giappone con un punteggio di ben 87.07, cui seguono Bahrain e Taiwan e quindi la Francia. Ciò significa che, considerando la classifica globale, l’Italia si attesta addirittura cinquantunesima, una posizione che ci fa apparire avanti rispetto a diversi paesi arabi e del sud Africa nonché dell’America latina, ma ci fa anche cattiva pubblicità a confronto con Singapore, la Spagna o le Filippine.

Addirittura prima dell’Italia si posizionano nella classifica paesi come India, Albania e Uruguay. Come prevedibile, è l’est Europa a ottenere i punteggi peggiori ovvero Grecia, Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Slovenia e Slovacchia, ma a loro confronto la condizione dell’assistenza sanitaria del centro e del sud Italia è ben peggiore. Infatti, a livello di città quelle del nord Italia si sono aggiudicate punteggi superiori rispetto a quelle di centro e sud. Per dirla tutta, le migliori città in ambito sanitario del nostro paese sono Torino, Genova e Trieste, cui segue Milano, mentre a star peggio di Roma sono Napoli e Bari, che si sono aggiudicate addirittura peggiori risultati di tutta la Romania.